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La Storia

Pubblicato in Palazzo Monacelle

IL COMPLESSO ARCHITETTONICO "PALAZZO MONACELLE"

Cenni storici

La famiglia de Bellis, prestigiosa ed agiata nel Cinquecento, Seicento, e nel Settecento, dette i natali a personaggi che procurarono notorietà e lustro a Casamassima. Per ovvi motivi ci limiteremo a citare i notabili del ramo Domenico Bellisario i quali abitarono la Casa Palazzata sita a ridosso della muraglia occidentale dell’antico centro abitato, poi divenuta sede della importante Opera Pia Orfanotrofio Addolorata.

 Fu proprietario del succitato edificio il presule Mons. Domenico Bellisario de Bellis, nato a Casamassima il 2 marzo 1647 dal dottore fisico Donato e dalla gentildonna Flavia Latilla. Sull’esempio dello zio  Rev.mo Don Sergio de Bellis, Arciprete di Casamassima, egli seguì la vocazione al sacerdozio ottenendo la sacra investitura il 20 settembre 1670. Si addottorò quindi in diritto civile ed ecclesiastico (utriusque juris doctor)  nella città di Napoli nel 1673. Ritornato in Puglia, fu presto conosciuto ed apprezzato divenendo Vicario Camerale della Diocesi di Conversano (aprile 1673; ricoprì la medesima carica nella Diocesi di Montepeloso (oggi Irsina), dicembre 1675); il 20 gennaio 1680 fu nominato Vicario Generale dell’Archidiocesi di Bari. 

Il de Bellis usufruì della Prebenda Primiceriale di Santo Stefano della Chiesa Collegiata di Casamassima e,dopo essere nominato il 26 maggio 1683 Protonotario Apostolico, il 23 gennaio 1696 fu elevato alla dignità di Vescovo di Molfetta, ove sono conservate alcune sue opere nella Curia Diocesana. 

Ben conosciuto ed oltremodo stimato da Papa Innocenzo XII, il 30 giugno 1698, fu nominato dal Vicario Generale di Roma, Cardinale Gaspare di Campegna, Vicegerente della Città Pontificia. Destinato ai fulgori della porpora  cardinalizia, mentre esercitava con impegno la prestigiosa carica, fu colto prematuramente dalla morte il dì 14 gennaio 1701. 

Mons. De Bellis sul portale della sua casa avita sita in Vico San Donato, oggi Chiasso d’Elia, ha lasciato il suo stemma sormontante la seguente significativa iscrizione in latino: 

TER BONE, TER MELIOR, TERQUE O DEUS

OPTIME RERUM 

QUOD MIHI NON MERITO DAS, SUPER 

REDDE MEIS

A.D. MDCLXXXXII

Così tradotta: “Tre volte buono, tre volte migliore, tre volte ottimo Dio creatore di tutte le cose, ciò che dai a me restituiscilo moltiplicato ai miei (cittadini). Anno del Signore 1692”

.  

Il comune di Casamassima volle ricordare la fulgida figura del Vicegerente D.Bellisario de Bellis intitolandogli la strada che collegava via Calzaioli al Viale Angelo Pende, quando iniziò l’espansione edilizia.

Il vetusto palazzo fu ereditato dal fratello del Presule e quindi da un nipote al quale fu imposto il suo stesso nome: Domenico Bellisario de Bellis, che continuò ad onorare la prestigiosa famiglia  divenendo prima “Legale” (dottore in giurisprudenza) e poi Giudice della Gran Corte della Vicaria di Napoli. 

Detto organo collegiale  era l’istituzione più elevata del Regno delle Due Sicilie e giudicava le contese civili. 

L’onorato Giudice de Bellis sposò una ragazza originaria di Castellaneta; non ebbe eredi e quando determinò di rimanere definitivamente a Napoli, capitale del Regno, decise di vendere i suoi beni casamassimesi, tra i quali, l’antico palazzo cinquecentesco di famiglia. Era l’anno 1794.

 

LA FONDAZIONE DELL’OPERA PIA “ORFANOTROFIO ADDOLORATA”

Nella seconda metà del Settecento le popolazioni dei centri abitati fecero registrare un continuo e costante aumento. Le condizioni igienico-sanitarie, però, rimasero inadeguate alle esigenze dei cittadini. 

Le malattie contagiose che spesso mietevano un considerevole numero di vittime, non venivano efficacemente combattute con le opportune precauzioni. I lavori stressanti nei campi per le coltivazioni (la scatena) e per attivare le calcaie e le carbonaie, spesso, provocavano la contrazione di polmoniti fulminanti.

La morte prematura dei genitori lasciava abbandonati al loro destino gli orfanelli indifesi. I ragazzini rimasti soli e privi di sostentamento finivano nelle numerose masserie per essere adibiti al lavoro di pastorelli; le bambine povere ed orfani, non di rado, venivano ospitate in famiglie abbienti ove svolgevano lavori inadeguati e spesso subivano ogni sorta di celate violenze. Per impedire che ciò accadesse, in alcune Università (così erano chiamati i futuri Comuni) ebbero inizio le istituzioni di Orfanotrofi che garantivano lo sviluppo, l’educazione e l’insegnamento di attività culturali nei riguardi delle donzelle povere.

Casamassima, come si legge in numerosi testi storici, si distinse per aver voluto e realizzata un’Opera Pia sotto il titolo di “Orfanotrofio Addolorata”. Il merito di detta iniziativa spettò ad un nostro concittadino sacerdote, Primicerio (Vice Arciprete), Don Domenico Console. 

Egli nacque a Casamassima nel rione Sciescola, strada del Forno delle Monache, nel 1739 da una famiglia di piccoli proprietari. Il padre Vito Antonio, avendo notato l’interesse e l’amore del giovane Domenico nei riguardi delle attività parrocchiali, lo avviò agli studi ecclesiastici. Il giovane seminarista conseguì sempre risultati brillanti. Divenuto Sacerdote Secolare, fu poi nominato Canonico della Collegiata Chiesa Matrice nella quale operava un Capitolo di 25 elementi, presieduto da un Arciprete, affiancato da due Primiceri Vicari. 

Dallo scanno di Primicerio operò con meticolosa cura per la pia assistenza dei malati e dei poveri. Fu quindi nominato titolare di un compito assai prestigioso e delicato quale confessore delle Venerabili Monache di clausura del Monastero di Santa Chiara. Il Canonico Console si rivelò anche un valente esperto ed operatore di attività agricole e di allevamento. 

Nel 1794, avendo notato che le ragazzine rimaste orfani finivano in famiglie di personaggi poco raccomandabili che lo stesso Primicerio li definiva “LUPI”, spinto dal senso di cristiano amore, pensò di istituire un Orfanotrofio per ospitare e istruire donzelle povere ed oneste rimaste prive di genitori. 

In detta lodevole iniziativa fu aiutato dalla disponibilità economica di due nobildonne sorelle, Arcangela ed Agnese Birardi. Poiché era in vendita il Palazzo  del giudice Don Domenico Bellisario de Bellis, trasferitosi nella Capitale Napoli, quale membro della Gran Corte della Vicaria, entrò in trattative con l’avvocato Don Giuseppe D’Elia, nominato Procuratore dall’amico de Bellis per l’alienazione dell’antico edificio. Ci preme informare i lettori che in quel tempo e fino a tutto l’Ottocento la Casa Palazzata dei de Bellis e quella dei D’Elia erano confinanti. L’attuale chiasso D’Elia non era stato aperto. I due palazzi nobiliari erano uniti da un arco aperto a mezzodì sovrastato da altri ambienti appartenenti alla famiglia D’Elia.

L’odierno Chiasso Carità chiamavasi Vico San Donato. Durante il decennio Francese 1806-1815, furono intitolate ufficialmente le strade e furono numerate le abitazioni. Vico San Donato divenne una insenatura della Strada della Piazza (oggi via Conservatorio), ed assunse l’appena citata intitolazione.

Le trattative di compravendita andarono in porto. La stipula ebbe luogo il 19 giugno 1794 con atto rogato dal notaio Bonaventura Pesce, e per il concordato prezzo di ducati 2010 e grana 36. Realizzato il progetto dell’acquisto della sede, il Primicerio Console inviò alla Real Camera di Santa Chiara in Napoli la richiesta di istituire in Casamassima un Orfanotrofio sotto il titolo dell’Addolorata. La domanda fu accolta  dalla Reale Autorità a condizione che venissero osservate Regole e Statuti dell’Orfanotrofio di Sant’Antimo di Napoli. 

Fu nello stesso tempo approvata la donazione di alcuni beni fatta dalle sorelle Birardi succitate, onde incrementare il patrimonio della istituendo Opera Pia. Completate le pratiche di rito, il 10 settembre  1796, fu emesso il Real Decreto di Re Ferdinando IV, ed il 7 maggio 1798 fu spedita in carta pergamena “il Real Privilegio sottoscritto dallo stesso Sovrano e da tutti i ministri componenti la Real Camera di Santa Chiara”.

Dal settembre del 1796 il benefattore Canonico Don Domenico Console, accolse nel sito reso idoneo alla nuova destinazione le prime dodici Orfanelle che venivano guidate ed istruite in lavori donneschi dalle sorelle Vittoria e Anna Saveria Lapenna, ambedue attempate e dotate di ottime qualità morali. 

Le carte d’archivio ci hanno consentito di conoscere i nomi delle dodici ragazze mendiche: Maria Luigia Ceo fu Nicolò; Maddalena Cappelli fu Giuseppe; Carmela Sidella fu Oronzo; Costantina Santoro, orfana di madre, di Saverio; Maria Giuseppa Cappelli del fu Giuseppe; Cherubina Campagna, orfana di madre, di Michele; Anna Vittoria Radogna fu Francesco; Giovanna Manzaro fu Michele; Laurantonia Nicassio fu Vito; Serafina Pastore fu Vito Carmine; Angela Teresa Campagna fu Donato; Anna Lapenna fu Vito.

Quando il Pio Luogo espletava le attività collegiali per donzelle povere, volgarmente chiamate “MONACELLE”,  perché avevano l’aspetto di piccole religiose ivi recluse, il valente ed instancabile fondatore pensò di dotare la Pia Istituzione di una chiesa attigua al comprensorio. 

In effetti “le Monacelle”, per seguire le funzioni religiose, erano costrette ogni mattina a raggiungere la Chiesa Matrice. Il canonico Console risolse di acquistare, tra il 3 novembre 1799 e il 3 febbraio del 1800, due modeste abitazioni ed una vecchia stalla ubicate a ridosso della muraglia cittadina, confinante con l’Orfanotrofio ed il trappeto dell’altro palazzo del fu Don Sergio de Bellis, cugino del Giudice della Gran Corte della Vicaria, Don Bellisario. Nell’aprile del 1800, su progetto dell’ing. Don Gaetano Labellarte di Turi, furono demolite le vecchie abitazioni acquistate, e  furono avviati i lavori di costruzione della Chiesa intitolata a Maria SS.ma Addolorata con prospetto rivolto ad oriente nel piccolo spiazzo dell’allora detto Vico San Donato. Il committente Don Console che aveva in mente di ospitare in futuro delle suore di clausura che avrebbero sostituito le educatrici laiche delle orfanelle, desiderò che l’ingegnere facesse realizzare nell’edificio di culto in costruzione, il matroneo dotato di grate claustrali.  Nel 1802 il valente benefattore acquistò dalla famiglia de Bellis, in difficoltà economiche, anche il trappeto ed i conzi per la lavorazione dell’uva, ubicati accanto alla nuova Chiesa. Egli chiese e ricevette l’autorizzazione dalle Autorità locali di poter aprire un portone nella muraglia per consentire l’introduzione più agevole dei prodotti agricoli nei due laboratori acquistati.

Informiamo i lettori che, in quel tempo, esisteva ancora la torre de Bellis in attacco alla chiesa in costruzione. Detta torre, facente parte delle antiche muraglie venne ristrutturata e restaurata unitamente alla colombaia, per impedirne l’eventuale danneggiamento o crollo.

Nel 1805 l’instancabile Primicerio Console, dopo aver portato a termine i lavori della Chiesa, dotandola di tutti gli arredi, vasi sacri e delle tre preziose tele (“Addolorata”, ubicata sull’altare maggiore, “La morte di San Giuseppe” e “San Raffaele Arcangelo”), pensò di affidare la direzione del Pio Stabilimento e l’istruzione delle orfanelle a dieci monache di clausura. Per la realizzazione di detto disegno il 18 gennaio 1804 con atto stipulato dal notaio Don Bonaventura Pesce, impegnò con regolare donazione un capitale di ducati 9097 e grana 28 (consistente in numerosi fondi rustici), per l’istruzione e la dote di monacazione di dodici orfane che, dopo la sua morte, avrebbero potuto reggere le sorti di un vero e proprio Convento. Pertanto, il benemerito sacerdote nel 1805, per riconvertire l’Orfanotrofio in Convento, inviò una supplica al Real Trono e l’istrumento della donazione sopradetta al Regio Cappellano Maggiore onde ottenere gli indispensabili pareri favorevoli. Accettata la richiesta il 2 ottobre 1805 fu emesso il Real Decreto col quale fu imposto al Primicerio Console di rinchiudere nel Pio Luogo solo otto sorelle oblate, che nel futuro Monastero dell’Addolorata dovessero avere sempre il compito o ufficio di maestre. Di tale Decreto fu spedito a Casamassima il Privilegio della Real Camera di Santa Chiara datato 5 dicembre 1805.

Gli eventi storici che determinarono l’invasione delle truppe napoleoniche del 1806, l’esilio di Re Ferdinando IV, e l’insediamento in Napoli di Re Giuseppe Bonaparte, non consentirono la realizzazione dell’insediamento delle suore claustrali e la guida e l’istruzione delle orfanelle rimasero affidate alle signorine laiche Vittoria e Anna Saveria Lapenna fino al 1819, anno in cui il fondatore del Pio Luogo passò ad altra vita. 

E’ importante evidenziare che dopo l’acquisto del trappeto e dei conzi siti accanto alla Chiesa dell’Orfanotrofio, l’intraprendente sacerdote per aumentare le rendite e il prestigio delle Orfanelle o Monacelle, il 20 novembre 1807, acquistò dal Cavaliere Don Nicola D’Elia, divenuto Sottointendente, la masseria Incanecchia estesa ben 111 vignali ed ubicata alla via della Rena. 

La compravendita fu concordata per ducati 7927. L’atto di acquisto fu rogato dal notaio Don Bonaventura Pesce. Detta azienda agricola, assai fiorente, sia per l’agricoltura, sia per l’allevamento fu donata dal Canonico Console alla Comunità delle Orfanelle in data 31 dicembre 1817 con atto del notaio Don Michele Zella Milillo.

Il nome originario “Incanecchia” lasciò il posto all’intitolazione volgare della Masseria delle Monacelle. 

La stessa donazione suddatata comprese anche l’arricchimento dell’Orfanotrofio di altre centinaia di vignali, il trappeto, i conzi, una cantina e la casa nel rione Sciesciola ove il pio fondatore era nato.

E’ appena il caso di evidenziare che l’intraprendente Don Domenico, nell’anno 1806, mentre regnava Giuseppe Bonaparte, fratello dell’Imperatore Napoleone, inviò una supplica al nuovo Sovrano affinché l’azienda del suo Orfanotrofio fosse esonerata dal pagare l’imposta chiamata Decima, giacchè la Pia Comunità delle Orfanelle casamassimesi non aveva scopi di lucro ma di sollievo dall’indigenza. 

La domanda fu accolta e la suddetta imposta fu eliminata  dal 1° maggio del medesimo anno. Per il disbrigo delle sue molteplici attività l’operoso Sacerdote ebbe tre solidi collaboratori: Giuseppe Gennaro Lapenna addetto alle attività dei laboratori; Nicola Ceo e Vito Cosmo Fortunato atti a portare avanti l’organizzazione dei servizi necessari nell’agricoltura e nell’allevamento. Detti tre concittadini dopo la scomparsa del Primicerio loro datore di lavoro, divennero eccellenti operatori aziendali. Fecero decollare le loro famiglie dando lustro, prestigio e benessere ai discendenti.

 

L’ISTITUZIONE DELLA SCUOLA MUSICALE O “CONSERVATORIO”

Ancor prima delle donazioni sopraccitate, nel pieno della parentesi Francese, nell’anno 1811, il benefattore Don Console volle istituire nella stessa sede dell’Orfanotrofio un Conservatorio Musicale con frequenza consentita sia alle ragazze interne, sia alle donzelle esterne amanti dell’arte musicale, con l’obbligo, per queste ultime, di beneficiarne a pagamento. La domanda inviata al Ministero dell’Interno fu accettata.

Il Decreto emesso dalla Real Casa così fu articolato: “Sua Maestà approvando la proposta del Consiglio Generale degli Ospizi del 21 aprile 1812, si è degnata di disporre, con Decreto 11 giugno 1812 , gli onori autorizzati con l’altro Decreto del 1° ottobre 1811 a riguardo del Sacerdote Signor Domenico Console pio fondatore del Conservatorio di donzelle povere esistente nel Comune di Casamassima”.   

Orfanotrofio e Conservatorio risultarono istituzioni utili e produttive per la gente del posto. La Scuola Musicale si servì di validi maestri di Cappella che operarono con successo fino al 1861, dopo l’Unità d’Italia. Il Conservatorio delle Monacelle, ogni anno rendeva conto del suo operato con saggi musicali che venivano effettuati al 2° piano della Pia Istituzione alla presenza delle Autorità Provinciali e locali. Alcune alunne, distintesi nell’attività del canto e del suono dell’organo divennero Maestre di Cappella in altri Istituti Religiosi della Provincia. Nel 1840, richiesto dal Consiglio Generale degli Ospizi, fu adottato un Regolamento della Scuola Musicale datato 9 maggio 1840 e contenente ben 23 articoli redatto dal Maestro del Conservatorio Ottavio Festa. La prestigiosa attività che dette lustro al nostro paese fu soppressa dalla Commissione Amministrativa nel 1869 per motivi di carattere economico.

Ritornando al primo decennio dell’Ottocento, quando il Fondatore Don Domenico era ancora in vita, vogliamo riproporre quello che egli scrisse in merito all’Opera Pia operante: “In detto Orfanotrofio ci sono dodici zitelle, le più modiche di questo Paese, le quali vengono ammaestrate da due Donne di Buona Morale, pure di questa medesima Terra, si stanno procurando altre due Individue, affinché le orfani venissero con maggior professione ammaestrate. Tutte sono racchiuse in una confortante Casa in modo di Conservatorio colla Chiesa attaccata alla medesima, con tutti gli altri commodi necessari a tal luogo. Al detto Orfanotrofio furono da me istesso Fondatore, non meno che da altri divoti per la sussistenza del medesimo assegnati i seguenti capitali annui..."

 

REGOLAMENTO DELL’ORFANOTROFIO, LA MORTE DEL BENEFATTORE DON CONSOLE E LA NUOVA AMMINISTRAZIONE.

Il Minuzioso Regolamento comprendente le norme che stabilivano il funzionamento del governo e dei diritti e dei doveri di tutta la Comunità era articolato in sei Capi. Per ovvi motivi citiamo solamente in sintesi alcuni punti salienti.

  1. “L’Orfanotrofio di Casamassima porterà il titolo e nome di Maria SS.ma Addolorata, di cui Egli Sacerdote Don Domenico Console ne ha particolare devozione e sotto la cui protezione  assoggetta lo stesso Pio Luogo, e le figliole tutte che potranno in esso educarsi ed istruirsi. E siccome lo stesso Orfanotrofio viene dotato di propri suoi beni, così se ne riserva Egli l’amministrazione dei beni medesimi durante la sua vita in unione di due altri governatori che si eliggeranno. 
  2. Sarà l’Orfanotrofio suddetto reputato come un’opera di pubblico profitto, ed utilità da amministrarsi da laici, nella quale la potestà Ecclesiastica non avrà alcuna parte, menocchè per quello che riguarda lo spirituale, sino a che non piaccia a Sua Maestà impiegarvi nell’amministrazione qualche persona Ecclesiastica.”

Le fanciulle venivano educate secondo costumi morigerati riguardanti concordia e pace. Ricevevano educazioni sessuale ed istruite in lavori donneschi quale la filatura, lavori a maglia, lavori dell’ago e del telaio. Ricevevano nozioni per essere introdotte nella società quali giovani costumate ed utili.

Giunte all’età di anni 18 veniva assegnata loro una dote per maritaggio e possibilmente collocate a persone ugualmente oneste e costumate. Eccezionalmente, le orfani che non avevano parenti, potevano rimanere nel Pio Luogo fino a 25 anni.

Il Fondatore Don Console fu molto stimato e fatto oggetto di ammirazione da parte delle Autorità Locali, Provinciali e Ministeriali. Nel 1812 il giorno 11 giugno, mentre Re Gioacchino Napoleone era impegnato in attività guerresche unitamente all’Imperatore Napoleone Bonaparte, suo cognato, la Reggente Carolina, sul rapporto del Ministro dell’Interno emanò un Real Decreto col quale veniva ordinato che:

“Articolo Primo - Nella Sala del Comune di Casamassima sarà scritto in marmo il nome del Sacerdote Domenico Console, pio Fondatore del Conservatorio di Donzelle povere esistente nel Comune medesimo. Sarà inoltre apposta sulla porta dello Stabilimento una iscrizione approvata dal nostro Ministro dell’interno analoga alla pietà ed alla cura, che lo stesso Fondatore vi ha impiegato, e continua ad impiegarvi… Firmato Carolina Reggente.”

Con la tragica morte del secondo Re Francese, Gioacchino Murat, avvenuta nel 1815 a Pizzo Calabro, ritornò sul trono di Napoli Re Ferdinando IV, il quale volle ritornare Sovrano del Regno delle Due Sicilie col nome di Ferdinando I.

Anche con il Re Borbone il Sacerdote benefattore potè operare in piena armonia e libertà. 

Nel 1817, quando le fatiche dell’anziano Don Domenico cominciavano a far sentire il loro peso, egli, con ammirevole atto di altruismo donò gli altri beni in suo possesso all’Opera Pia istituita completando così il primo atto di donazione fatto il 18 gennaio del 1804. In data 31 dicembre 1817 con atto rogato dal notaio Don Michele Zella Milillo, meditando che la sua dipartita non era lontana, e pensando che dopo la sua morte le istruttrici Vittoria e Anna Saveria Lapenna sarebbero state di certo licenziate dalla nuova Commissione Amministrativa, pensò di cautelarle assicurando loro, per riconoscenza, una sicura abitazione.

Nella stipula si legge che il Primicerio donò alle germane Lapenna, vita loro durante, l’usufrutto di una casa palazzata consistente in quattro soprani, due sottani, magazzino, vaso d’acqua ed altri comodi sita nell’abitato alla strada della Sciesciola confinante con...(omissis). Trattavasi della casa di famiglia del Sacerdote che, finito l’usufrutto, divenne di pertinenza delle Monacelle e che è ancora esistente. 

La cultura artigianale domestica e quella musicale ebbero risultati soddisfacenti sia a Casamassima, sia per la notorietà acquisita in campo provinciale. 

L’anziano Primicerio che aveva ormai superato il 79° anno di età, la sera del 31 marzo 1819 a quattro ore dopo il tramonto, costretto a letto da una grave infermità, ma sano di mente, chiamò il notaio Michele Zella Milillo e quattro testimoni per dettare le sue ultime volontà. Con testamento rogato dal Regio funzionario, egli raccomandò la sua anima a Dio, alla Vergine Addolorata e a San Giuseppe. 

Istituì quindi e nominò erede universale di tutti i suoi beni, siti ovunque, mobili, immobili, oro, argento, contante, industrie, accoglienze, censi, annue rendite, capitali, semoventi ed altri qual si vogliano beni all’Orfanotrofio del quale era stato il fondatore. Dotò la nipote Donna Maria de Santis di ducati 200 per le spese necessarie per essere monacata. Agli altri nipoti discendenti dalla sorella Carmela Console sposatasi in Acquaviva  donò ducati 400. Ai suoi collaboratori che operarono nel Pio Luogo e nella grande azienda agricola destinò altre piccole somme di danaro, capi di corredo e due giovani giumente: una al fedelissimo compare Vito Cosmo Fortunato; l’altra al suo pupillo Diacono Don Giuseppe Ceo, figlio dell’altro suo collaboratore, affinché lo ricordasse nelle sue orazioni. Il testamento fu dettato, scritto dal Notaio e sottoscritto dai quattro testimoni nella camera da letto del Primicerio sita nel precitato Orfanotrofio avente il finestrone a ponente con affaccio nel giardino dell’Istituto. Il 5 aprile 1819 il solerte benefattore volle andare incontro alle necessità di un certo Nicola Laporta che aveva bisogno di danaro per completare una costruzione alla Strada della Muraglia, dirimpetto al giardino dell’Orfanotrofio. In cambio il postulante gli vendeva due vecchie camere site alla Strada detta Pallio d’Oro a ridosso delle mura cittadine. Il contratto fu concluso per ducati 426. La stipula fu effettuata in camera da letto del morente sacerdote alla presenza dell’Arciprete Re.mo Don Francesco Birardi. L’atto fu firmato dai testimoni, dal notaio Michele Zella Milillo e non già dall’acquirente Console perché “affetto da una impotenza positiva nell’arto superiore destro”.

In quel pomeriggio primaverile il tanto amato Primicerio rese l’anima a Dio con i conforti religiosi del suo Arciprete. Subito dopo la sua morte, il Giudice del Regio Circondario di Casamassima Don Luigi Gambatesa fece apporre i sigilli a tutti i beni dell’Orfanotrofio e ne affidò la custodia a Don Giuseppe Mesagna, usciere del Regio Giudicato. Regnando Ferdinando I, il governo dell’Orfanotrofio - Conservatorio volgarmente chiamato “Le Monacelle” fu affidato alla Commissione Locale di Beneficenza composta dal Sindaco (protempore), dall’Arciprete e dal gentiluomo Don Diego Amendoni. Il 6 agosto 1819 l’istruttrice laica Vittoria Lapenna e la sorella Anna Saveria rinunciarono al loro incarico. La nuova amministrazione provvide ad attuare il Real Privilegio facendo insediare nell’Opera Pia otto suore oblate claustrali per l’istruzione delle povere orfanelle.

                                                                

MUTAMENTO DI REGIME, CHIUSURA DEL CONSERVATORIO E TRASFERIMENTO DELLE ORFANELLE IN UNA NUOVA SEDE.

Nel 1840, fu nominato Maestro di Cappella del Conservatorio di Casamassima Don Ottavio Festa, titolare anche della Real Basilica di San Nicola di Bari. Egli dette un nuovo impulso alla cultura musicale della nostra cittadina perché redasse un nuovo Regolamento richiesto dal Consiglio Generale degli Ospizi, organo di controllo della Locale Commissione Amministrativa di Beneficenza. Detto Regolamento fu datato 9 maggio 1840 e fu composto di ben 23 articoli. 

Le nuove norme consentirono di ottenere migliori risultati nell’insegnamento della musica. Nel 1861, anno in cui fu proclamata l’Unità d’Italia e la caduta definitiva di Re Francesco II di Borbone, per il Conservatorio di Casamassima fu un anno funesto. In data 23 aprile, infatti, i Commissari Angelo Ciacci e Nicola Fortunato, chiesero alle nuove autorità tutorie, l’autorizzazione per chiudere il Conservatorio perché divenuto troppo oneroso per l’Orfanotrofio. Era preferibile e necessario che le donzelle venissero istruite e curate con gli insegnamenti di “lavori donneschi”, onde campar la vita onestamente nella società.

Mentre regnava Vittorio Emanuele II fu varata la legge eversiva per la soppressione degli Ordini Religiosi datata 7 luglio 1866. A Casamassima furono colpiti da questo Real provvedimento il Monastero di Santa Chiara ed il Convento dei Minori Osservanti (frati francescani) sito sulla via di Bari.

L’Orfanotrofio Addolorata, non essendo ente ecclesiastico, non essendo monastero, continuò ad operare secondo quanto previsto dalla volontà del suo Fondatore. 

Nel 1862, il dì 3 agosto, nel Regno d’Italia fu istituita la Congregazione di Carità, chiamata ad amministrare i beni di tutte le Opere Pie. Detta  istituzione sostituì la Commissione Comunale o Locale di Beneficenza.

Per il prestigioso Orfanotrofio dell’Addolorata fondato da Don Domenico Console nel 1795, iniziò sicuramente un periodo di lento e graduale declino. Detto nuovo organismo amministrativo era formato dal Presidente, tre Commissari ed un Segretario. La prima delibera dei nuovi Amministratori riguardò la vendita di due abitazioni, una sita nella Strada Forno delle Monache e l’altra alla parallela Strada della Sciesciola (casa natale del Console). I due fabbricati furono venduti per ducati 600, pari a £. 2.550.

Il danaro fu impiegato per l’acquisto di titoli. La vendita di altri beni dell’Orfanotrofio continuò anche negli anni 1869,1870,1871,1873,1875,1886,1888. Scomparvero così le vaste proprietà fondiarie del Pio Luogo ed aumentarono i depositi bancari, poi svalutatisi. Negli stessi anni ottanta il Comune di Casamassima che era entrato in possesso dello stabile dell’ex Convento dei frati Osservanti distante dall’antico abitato, propose alla “ non lodevole” Congregazione di Carità di poter permutare il vetusto Convento con il comprensorio delle Monacelle, onde poter trasferire in quella sede del centro abitato la Caserma dei Reali Carabinieri a Cavallo. Sarebbe troppo lungo parlare delle trattative. Sta di fatto che nel 28 dicembre 1887, con rogito del notar Filippo Pirro detta permuta fu effettuata. In attesa che l’ex Convento sulla via di Bari fosse ampliato ed abbellito con la facciata nuova ed imponente progettata dall’Architetto Ascanio Amendoni, le povere orfanelle e le Suore istruttrici furono ospitate nell’Orfanotrofio di Bari.  Alla fine dell’Ottocento, terminati i lavori di adattamento le Orfanelle tornarono a Casamassima, nella nuova sede in via Baru, assistite dalle Suore della Carità di San Vincenzo. Il Comune, dal canto suo, spostò la Caserma dei Carabinieri nell’ex comprensorio delle Monacelle, aprendo due portoni nel giardino dell’ex Orfanotrofio: uno per i Carabinieri e l’altro per il passaggio dei cavalli. I locali al primo piano furono adibiti ad abitazione per la famiglia del Maresciallo e a dormitorio per i militari. I locali del secondo piano dell’ex palazzo de Bellis furono fittati ad un albergatore per le esigenze dei forestieri bisognosi di alloggi.

Ritornando alla Comunità dell’Orfanotrofio Addolorata concludiamo il discorso con un certo dispiacere. La Pia Istituzione voluta dal fondatore Console, avendo perdute tutte le rendite, si barcamenò, sempre amministrato dalla Congregazione, vivendo di piccoli legati ed elemosine.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, fu sciolta la Congregazione e fu istituita l’E.C.A.(Ente Comunale Assistenza). Detto ente non poteva fare miracoli. Quando nel 1967 la Madre Superiora non potè più far fronte alle necessità delle ragazze per mancanza assoluta di danaro, fu chiamata dalla Madre Provinciale e con le altre consorelle abbandonarono lo storico edificio di Casamassima. Le orfani ritornarono nelle rispettive famiglie. Così ebbe termine ingloriosamente la patetica storia della Pia Istituzione voluta dal Primicerio Console. Quando l’Amministrazione Comunale, negli anni sessanta acquistò il Palazzo Martucci da adibire a nuova Caserma, si impose il problema di restaurare l’antico Orfanotrofio, già Palazzo de Bellis. I lavori, purtroppo, si sono protratti fino all’anno 2008, quando il Sindaco Domenico Vito De Tommaso ha potuto procedere all’inaugurazione della agibilità dello storico “Le Monacelle”; destinandolo a nuova sede  della Biblioteca Comunale. Era il dì 8 aprile 2008.

L’Amministrazione Provinciale di Bari nel 1900, per i meriti particolari del benefattore Primicerio Domenico Console, fece inserire il nostro concittadino nell’ALBO D’ORO DELLA BENEFICENZA, nel libro LA TERRA DI BARI  di vari autori. PUBBLICAZIONE DELLA PROVINCIA DI BARI VOL.II TRANI – TIPOGRAFIA V. VECCHI 1900.

Letto 882 volte Ultima modifica il Martedì, 02 Maggio 2017 00:47
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